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Come spose di Cristo

Domenica 16 settembre in Cattedrale la consacrazione di tre nuove Sorelle
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«Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio; perché forte come la morte è l’amore…» (Cantico dei Cantici 8,6). Con questo incipit ha preso avvio il breve ma intenso corso di Esercizi Spirituali che noi consacrate dell’Ordo Virginum di Torino, insieme ad alcune consacrate O.V. del Piemonte, abbiamo vissuto alla fine di luglio a Roccavione, ospiti della casa di spiritualità «Auxilium» delle Suore Figlie di Maria Ausiliatrice. Ad accompagnarci come sempre con la sua generosa presenza don Paolo Ripa, Vicario per la Vita Consacrata e delegato de facto per l’O.V. di Torino. A guidarci con preziose meditazioni sul tema dell’Amore, un valore che non può non essere al centro della vita della vergine consacrata, il card. Severino Poletto, che ha sviluppato il tema attraverso il testo biblico del «Cantico dei Cantici». Ad entrambi esprimiamo ancora una volta la nostra profonda gratitudine per aver arricchito questi «giorni di Dio» con il loro entusiasmo e con una disponibilità instancabile all’ascolto ed al confronto con ciascuna di noi.
 
I giorni di silenzio, di intimità e di preghiera alla presenza dello «Sposo», hanno avuto un sapore ancor più dolce per tre nostre sorelle – Maddalena, Marilena e Martina – che il prossimo 16 settembre riceveranno nelle mani dell’Arcivescovo mons. Cesare Nosiglia la consacrazione nell’Ordo Virginum diocesano, dopo un periodo di discernimento vocazionale ed alcuni anni di formazione specifica all’interno del gruppo dell’O.V. di Torino. Modalità bella e profonda per concludere il «tempo del fidanzamento» e per prepararsi ad accogliere il dono della consacrazione, attraverso l’antico Rito liturgico della Chiesa, che permetterà loro di realizzare il desiderio di dedicare la propria vita, il proprio tempo, il proprio amore sponsale al Signore. «Io sono per il mio diletto ed il mio diletto è per me…» (Cantico 6,3).
 
Maddalena è impiegata. Marilena insegnante. Martina pensionata. Sono donne molto diverse tra loro, che hanno tuttavia in comune un aspetto talmente forte e caratterizzante da ridurre ogni distanza tra loro e tale da trasformare le singole note delle loro vite in una melodia armoniosa. Sono donne innamorate di Cristo che hanno scelto di rispondere alla chiamata, esprimendo, con un gesto pubblico e solenne, il loro personale proposito di verginità dinanzi a Dio ed alla Chiesa.
Lo Spirito Santo sarà invocato su di loro, e verranno elevate alla dignità di spose di Cristo ed unite a Lui con un vincolo indissolubile. Vivranno «nel mondo» come testimoni privilegiate dell’amore di Dio e saranno chiamate ad esprimere tale amore ineffabile con la tenerezza femminile e materna, che nasce da un cuore innamorato di Dio e completamente donato a Lui. «Il mio diletto è bianco e vermiglio, riconoscibile tra mille e mille» (Cantico 4,10).
 
Non avranno segni distintivi per poterle riconoscere tra la gente, ma coloro che sapranno guardare al di là dell’abito che indossano, coglieranno nei loro occhi una luce speciale, nei loro gesti una gentilezza inusuale, nei loro volti una bellezza tersa, riflesso dell’amore che portano nel cuore per il Signore e per tutte le sue creature, chiunque siano, ovunque si trovino.
 
La loro freschezza e il loro impegno saranno certamente fonte di ricchezza per la nostra Chiesa e soprattutto per il nostro Ordo Virginum, una realtà vocazionale presente in diocesi da circa 20 anni, e che negli ultimi 10 anni ha conosciuto la sua fioritura più copiosa. Infatti, il nostro Ordo Virginum conta oggi 21 consacrate e 9 persone in formazione. In Italia, esso è presente in 85 diocesi ed annovera circa 700 donne già consacrate e 300 in cammino.
 
L’Ordine delle Vergini non è forma di vita consacrata figlia dei tempi moderni e magari un poco stravagante, come taluno potrebbe pensare. Esso è nato nei primi secoli del Cristianesimo, quando alcune donne, affascinate da Gesù Cristo, scelsero di seguirlo, di vivere secondo il suo esempio, in castità. In epoca medievale, purtroppo, tale forma è caduta in oblio a causa dei mutamenti sociali e culturali propri di quel periodo storico, che hanno profondamente modificato la vita consacrata femminile. Ma grazie all’ispirazione illuminata dei Padri Conciliari ed a seguito della promulgazione dell’antico Rito «Ordo Consecrationis Virginum», avvenuta il 31 maggio 1970 ad opera di Papa Paolo VI, è sbocciata la sua sorprendente rinascita un po’ in tutto il mondo. Segno tangibile che la Chiesa e la vita consacrata sanno rigenerarsi nel tempo, sanno trovare nuove soluzioni, anche riscoprendo antiche vocazioni e dando loro rinnovato vigore.
 
Si tratta di una scelta coraggiosa e, come ogni donazione, generosa. A coloro che si avvicinano alla realtà vocazionale dell’Ordo Virginum si richiede una profonda maturità umana, perché attraverso tale scelta si accoglie la chiamata a seguire il Signore in modo totale ed esclusivo, ma nelle condizioni di vita ordinarie e non in un contesto di raccoglimento spirituale e di «protezione sociale», come avviene in genere in una consacrazione monastica o religiosa. È, infatti, una forma di consacrazione «secolare», completamente aperta al mondo. E questo status genera inevitabilmente una forte responsabilità individuale, della quale la persona consacrata deve avere consapevolezza. Proprio per tale ragione ci si accosta ad essa solo dopo un congruo periodo di formazione, durante il quale la persona ha l’opportunità di prepararsi sotto il profilo più strettamente teologico e, contestualmente, di misurarsi con la propria maturità e capacità di vivere immersa nel mondo ben sapendo di non essere del mondo.
 
Al momento della scelta definitiva, la consacranda deve essere in grado di conoscere tutti gli elementi peculiari che caratterizzano la vita spirituale e materiale della vergine consacrata, anche nei suoi tratti più «ruvidi». Alcuni aspetti concreti, che ad uno sguardo superficiale possono far pensare ad una minore radicalità di questa forma di consacrazione, sono in realtà proprio quei tratti che la rendono più impegnativa, che possono originare delle fatiche nel rapporto di fedeltà con il Signore e che richiedono, pertanto, delle rinunce non sempre facili da compiere, un distacco interiore che va continuamente elaborato. Mi riferisco, ad esempio, all’indipendenza economica. Essa fa sì che la vergine consacrata provveda con le proprie forze alle necessità materiali della vita, ne fa una donna autonoma e «moderna», ma la obbliga necessariamente ad un confronto costante e dialettico con il mondo del lavoro e con tutte le problematiche che da esso derivano; con il denaro, con la gestione libera del tempo, con il rischio, sempre in agguato, di distogliere lo sguardo da ciò che è essenziale per una donna consacrata a Dio…
 
La solitudine, nella quale la vergine consacrata è chiamata a vivere, poiché insita nella scelta stessa, è certamente il luogo interiore privilegiato nel quale ella incontra il suo «Sposo» e nel quale si misura con la propria fede e con la propria capacità di affidarsi a Lui. Ma spesso costituisce anche un luogo di fatica e di povertà, soprattutto nei momenti ardui o di malattia, nei quali il peso della quotidianità sembra essere insostenibile, se quella solitudine non è profondamente abitata dal Signore. «Alzati amica mia, mia bella, e vieni!» (Cantico 2,10).
 
Un aiuto prezioso per noi vergini consacrate proviene certamente dalle relazioni fraterne che è possibile creare tra persone che hanno risposto alla stessa chiamata.
Elemento identificativo della nostra consacrazione è, infatti, l’appartenenza alla Chiesa locale, che si esprime in primo luogo attraverso l’appartenenza al gruppo dell’O.V. La frequentazione del gruppo stesso durante gli incontri di formazione permanente, l’attenzione alle persone che lo costituiscono, il pregare insieme, il condividere la celebrazione eucaristica ogni qualvolta è possibile, generano, poco a poco, una comunione spirituale forte tra noi consacrate. Benché non sia prevista nell’O.V. la vita comune, riusciamo comunque ad intessere tra noi dei legami fraterni, in particolare con coloro che sentiamo più affini, in virtù dei quali camminiamo l’una accanto all’altra con un atteggiamento caritatevole e solidale, che sa gioire per la felicità di una sorella e che sa piangere con lei quando la sofferenza si affaccia nella sua vita.
 
Del resto il Signore, oggi, come già nei primi secoli del Cristianesimo, ci invita ad amarlo certamente con cuore indiviso, ma anche completamente proteso all’amore ed al dono verso coloro che la quotidianità ci pone accanto, prime fra tutte le sorelle con le quali condividiamo il cammino vocazionale. Egli ci invita a farlo attraverso gesti concreti ed una testimonianza credibile dell’amore e della misericordia di Dio, in una società che fatica sempre più a trovare segni di speranza. «Tu che abiti nei giardini (…), fammi sentire la tua voce» (Cantico, 8,13).
 
Allora tanti auguri, care sorelle, che molto presto direte con la testa e con il cuore il vostro sì incondizionato al Signore, sull’esempio di Maria. Sappiate gustare pienamente i colori e le mille sfumature di questa meravigliosa ed impegnativa vocazione. Lasciate che il popolo di Dio possa ammirare ogni giorno la bellezza del vostro animo, che traspare oggi dai vostri volti raggianti e ricolmi della grazia di Dio. «Vòlgiti, vòlgiti, Sulammita, vòlgiti, vòlgiti: vogliamo ammirarti» (Cantico, 7,1).
In Cattedrale, il 16 settembre alle 15.30, noi tutte, consacrate ed aspiranti dell’Ordo Virginum, saremo lì accanto a voi, per condividere con tutta la Chiesa di Torino e con tutti coloro che amate, la vostra gioia di essere spose di Cristo, per sempre.
Lorena CARDONE
Ordo Virginum di Torino
Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 9 settembre 2012