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Commento lunedì 7 aprile 2014

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Lunedì della 5 ª settimana di Quaresima (Dn 13, 1-9.15-17.19-30.33-62 opp. 13,41c-62; Sal 22; Gv 8,1-11)

 
 
Tu che ne dici? (Gv 8,5)
Spesso siamo sollecitati, a volte impropriamente, ad esprimere giudizi sui fatti che accadono intorno a noi. Gesù viene appunto chiamato in modo del tutto pretestuoso a giudicare un reato di adulterio, gravissimo per quei tempi, ma il giudizio si sposta immediatamente dal peccato alla peccatrice. E il suo è un giudizio liberatorio, non solo dalla condanna a morte, ma anche dal peccato, è un atto di perdono.
 
A turno siamo chiamati a vivere la situazione dell’adultera che non può fare altro che attendere che lo sguardo di Dio si posi su di lei. Siamo condannati al peccato dalla nostra stessa natura e di conseguenza abbiamo bisogno di un redentore che ci liberi da questa situazione. Tutti dobbiamo vivere l’esperienza di trovarci da soli faccia a faccia con Gesù sulla spianata assolata del tempio per sentirci dire che possiamo andare in pace, per continuare a vivere e continuare ad amare. Solo chi, per vie misteriose, sperimenta l’amore del Padre, può, a sua volta, riflettere questa misericordia quando gli venga chiesto: tu che ne dici?