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Commento mercoledì 12 marzo 2014

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Mercoledì 1ª settimana di Quaresima (Gio 3,1-10; Sal 50; Lc 11,29-32)
 
« Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona » (Lc 11,32b)
La parabola del libro di Giona piena di humour sferzante l’orgoglio e la dura cervice del popolo eletto, ha l’ardire di raccontare la conversione della “superpotenza” pagana nemica d’Israele, suscitata dalla predicazione di un profeta ebreo costretto dagli avvenimenti ad obbedire a Dio. Gesù nel vangelo lo indica come segno ai suoi uditori perché si convertano dalla loro comoda incredulità e riconoscano il segno della misericordia di Dio che hanno davanti ai loro occhi ( Lc 11,30 ).
 
Il segno di Giona è un invito ad andare oltre alle nostre limitate aspettative terrene che, molte volte sono cibo che nutre il nostro orgoglio e non la sete di infinito che ci abita. Andare oltre, cioè aprirci ad orizzonti e a soluzioni inaspettate che, all’apparenza sembrano ridurre le nostre aspirazioni umane ma che poi rivelano un respiro universale. Come per la generazione di Gesù, che cercava segni strepitosi a conferma delle aspettative di un messia potente e gli viene dato il Figlio dell’uomo (Lc 11,30) che è mite ed umile di cuore(Mt 11,29), che propone l’amore dei nemici anziché la vendetta per essere figli del Padre che è nei cieli( Mt 5,38-48 ) e, come Giona che si apposta fuori della città( Gio 4,5 ) per assistere alla sua distruzione e trova invece conferma di ciò che temeva ed era stato motivo della sua fuga: « un Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore »( Gio 4,2 ), ( Sal 102,8-10 )
 
Padre giusto e misericordioso, tu mai ti stanchi di chiamare ogni uomo a conversione, perché i tuoi figli conoscano la gioia della comunione con te. Perdonami, Padre: ancora ho chiuso il cuore nell’indifferenza egoistica e appagata, e non mi sono aperto al tuo invito.
 
Signore Gesù, tu ci hai portato l’estremo appello dell’amore, quell’amore che vince la morte offrendo la vita. Perdonami, o Cristo: ancora ho esitato a confidare in te, e ho preferito chiedere grandi segni, assurde garanzie a un Dio che ha perso tutto sulla croce, per salvarmi.
 
Spirito Santo, fuoco di carità, infiamma il mio cuore bruciando ogni scoria di timore, meschinità e durezza. Luce beatissima, fa che io veda la misura sconfinata della misericordia di Dio, la profondità insondabile della sua sapienza. Liberami dalla freddezza del mio indurimento, dalla cecità della mia logica umana.( Lectio divina 3 ed. Queriniana )