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Consiglio comunale e droghe: intervento della Curia

Anticipazioni da «La Voce del Popolo»: editoriale del direttore
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In riferimento agli interventi del Consiglio comunale in materia di liberalizzazione delle droghe leggere, la Curia Arcivescovile di Torino ha diffuso il seguente comunicato:

 
Con preoccupazione abbiamo appreso del pronunciamento, a maggioranza, del Consiglio comunale di Torino, circa la «liberalizzazione» delle cosiddette droghe leggere. È soprattutto guardando ai giovani che una simile decisione suscita gravi perplessità: perché va ad incoraggiare una tendenza che non contribuisce in nulla a costruire personalità libere, adulte, socialmente responsabili; ma va piuttosto nella direzione di rendere facili e accessibili quelle «culture dello sballo» di cui poi si constatano a ogni livello e in ogni ambito gli effetti negativi.
 
Il provvedimento votato dal Consiglio comunale di Torino non ha, come si sa, alcun valore normativo, costituendo solo un’affermazione di principio: ma è importante sottolineare che le «priorità» – politiche, economiche, culturali e sociali – della vita civica oggi sono altre, e diverse da queste esaltazioni dei cosiddetti «diritti individuali».
 
Per cui ci chiediamo: quando un Consiglio comunale che ha posto risorse di tempo e intellettuali alla causa, peraltro puramente virtuale, della legalizzazione delle droghe cosiddette leggere, troverà il tempo e l’impegno per dare diritto di cittadinanza e rilevanza mediatica ai problemi educativi delle famiglie e delle persone che spesso si trovano ad affrontare questioni molto serie e complesse per educare i propri figli e se stesse alla legalità, all’impegno personale, allo studio, al lavoro che non c’è, contro la precarietà che stronca ogni progettualità, proponendo la responsabilità delle proprie scelte e il giusto equilibrio tra diritti e doveri e tra libertà e responsabilità? Quali sono e dove sono tutelati i diritti delle persone che desiderano fare della loro vita un’avventura positiva e responsabile e non un incubo?
 
Uscendo dalla diatriba tra proibizionismo e antiproibizionismo, chiunque abbia a cuore il benessere delle persone, e in particolare dei giovani che si aprono alla vita e alla loro esperienza sociale più vasta, non può non vedere la contraddizione tra richieste sempre più impegnative del mondo del lavoro, della scuola e della formazione e richieste sempre più disimpegnate circa il senso della vita, la gestione della libertà, l’organizzazione del tempo personale, lo sperimentare acriticamente sottovalutando conseguenze e danni per sé, per gli altri a lui legati e, in definitiva, per progetti di vita in cui le sfide hanno sempre il sapore amaro dell’accontentarsi o, peggio, del consacrare parte del mondo giovanile a percorsi di povertà relazionale e sociale.
 
La discussione in un Consiglio comunale su questi argomenti richiederebbe pertanto un ben diverso coinvolgimento della cittadinanza e delle sue molteplici articolazioni formali e informali, famiglie, cittadini, gruppi, istituzioni, agenzie educative e sanitarie… perciò non solo una conta tra qualche decina di consiglieri, che rischia di essere come l’orchestrina del Titanic che meravigliosamente suonava il proprio spartito nel pieno di una tragedia correndo il rischio di non rappresentare nessuno se non se stessa.
 
La ricchezza della storia di Torino e il suo straordinario patrimonio di libertà sono sempre stati accompagnati da un altrettanto forte senso di responsabilità e realtà; a questo coraggio e a questa profezia ci rifacciamo nel rispetto e nel dialogo pronti a dare come Chiesa il nostro contributo come abbiamo sempre fatto e come sentiamo, ancor più oggi, di dover fare.
 
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Di seguito l’editoriale de «La Voce del Popolo» in uscita giovedì 16 gennaio, firmato dal direttore Luca Rolandi.
 
Dove sono i cattolici?
Nel tempo della crisi morale, economia e civile – sul quale anche questo numero del giornale si trova a riflettere per gli eventi della cronaca – stenta a decollare una fase di progetto complessivo sul futuro del paese e del nostro territorio. Solo una visione strategica può sorreggere la costruzione di una nuova fase per risorgere dall’attuale condizione.
 
In questo quadro una domanda ci interroga e preoccupa. Da un lato ricca e articolata è la presenza dei cattolici a sostegno dell’azione pastorale della diocesi nella catechesi, liturgia, la dimensione della spiritualità, nella formazione ed educazione dei giovani, nelle opere di carità ed assistenza, nel mondo del volontariato fino ai sentieri della riflessione culturale e teologica. Dall’altro, il ruolo dei cattolici in politica è in sofferenza nel presentare ed elaborare idee nuove, certamente differenti dal passato, ma sempre necessarie, in grado di proporsi autorevolmente al di là degli schieramenti, come prospettiva condivisa dalla cittadinanza.
 
I cattolici impegnati nell’amministrazione del bene comune a tutti i livelli sono oggi in grado di assumere scelte coraggiose e innovative, sia nell’azione di governo sia nell’elaborazione delle leggi? Dialogo e mediazione con altre prospettive ideali sono fondamentali, ma senza lasciare il campo nel momento della decisione. La società liquida, plurale e rarefatta presenta un ambiente poco incline al dialogo, perché questo comporta fatica e studio, ricerca e sintesi.
 
E’ necessario elaborare nuovi linguaggi, non divisi e ancorati a vecchi schemi concettuali e ideologici, per superare le battaglie, facilmente strumentalizzabili, sul complesso ambito della sfera dei diritti e dei doveri.
L’approvazione di una mozione del Consiglio Comunale di Torino sulla liberalizzazione della cannabis, la sentenza del Tar che rimette in discussione la legittimità della massima istituzione territoriale, lo scandalo di “Rimborsopoli”, presentano scenari di incertezza se non addirittura di ingovernabilità.
 
La responsabilità di donne e uomini che si richiamano ai valori cristiani, come ricorda papa Francesco e riafferma il nostro Arcivescovo Nosiglia, deve riprende fiato, ripartire in modo più incisivo e convincente.
L’alternativa è l’irrilevanza, l’azione di riserva, o peggio, l’abbandono del campo quando in gioco ci sono i temi della vita, della libertà, della democrazia e la dignità delle persone.
Luca Rolandi