Domenica 27 novembre 2016

Link alle Letture del giorno.

 

L’apocalisse è dentro di noi. Lo sappiamo da sempre, ci portiamo dentro questo misto di attesa e angoscia, paura e speranza che fa parte della nostra condizione di mortali. Sappiamo bene che le nostre «certezze», dal benessere materiale alle conquiste tecnologiche, sono provvisorie, cose che possono essere spazzate via dallo tsunami, dal terremoto – come dalla guerra, o dalla rapacità di chi gestisce le crisi economiche sempre più globali. Poi magari «tiriamo avanti» facendo finta di niente, come i contemporanei di Noè travolti dal diluvio.

 

Ma non è di questo che ci parla il Signore, e che la liturgia celebra nell’Avvento. Il «vigilate» di Gesù non fa riferimento ai cicli e agli avvicendamenti delle cose terrene, del mondo e delle sue leggi; parla invece di un evento unico nella storia, la venuta del «figlio dell’uomo», che arriverà «nell’ora che non immaginate». Così il Messia atteso da Israele si presenterà non come un re potente ma come un bambino, in una grotta a Betlemme; e sarà «riconosciuto» solo dai semplici, e da quei «magi» che in Oriente coltivavano la vera sapienza – che è la sapienza del cuore.

 

Nemmeno la religione ci mette al sicuro. San Paolo (II lettura) ricorda che «adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti». Come a dire: non bastano la fedeltà, le buone opere, le abitudini al bene. Quel che ci serve davvero è di uscire, come chiede il Papa: andare a cercare il Signore proprio là dove non lo aspettavamo.

 

Marco Bonatti

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