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Giornata del Seminario: il messaggio dell’Arcivescovo alle Comunità diocesane

Domenica 9 dicembre la celebrazione annuale
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Cari sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose e care famiglie e fedeli dell’Arcidiocesi di Torino,
 
vi invito a celebrare come ogni anno la giornata del Seminario in programma il 9 dicembre. Sia per tutti occasione speciale per rinnovare un sentimento di profonda gratitudine al Signore che attraverso il ministero sacerdotale arricchisce la Chiesa di grazie e doni spirituali che esprimono la Sua cura e vicinanza verso ogni creatura.
 
Lo slogan che accompagna la giornata è tratto da un discorso del Beato Giovanni XXIII, che quest’anno ricordiamo con particolare affetto nel cinquantesimo dall’indizione del Concilio Vaticano II. Esso recita: «La vita è il compimento di un sogno di giovinezza». Queste parole stampate sul manifesto che ritrae i dieci giovani che verranno ordinati presbiteri nei prossimi mesi sono motivo di ispirazione per tutto il popolo di Dio. Davvero il Padre vuole portare a compimento la sua opera in noi, dialogando con i desideri più intimi dei nostri cuori, penetrando nelle povertà e nelle fatiche che ci feriscono, coinvolgendoci nel cammino che il Signore Gesù ha voluto percorrere con noi.
I giovani dei nostri seminari hanno creduto alle promesse di Dio perché ne hanno fatto esperienza in famiglia, nelle parrocchie di appartenenza, nelle associazioni e nei movimenti da cui provengono.
 
Non si sono lasciati bloccare dai fenomeni di crisi e di incertezza che fanno da sottotitolo ai nostri tempi, ma hanno ascoltato e riconosciuto la presenza di Dio che abita e ama questo mondo senza mai venir meno. I giovani sono fisiologicamente orientati verso qualcosa di grande e quando tale ricerca conduce all’incontro con Dio essi scoprono di poter investire le energie più genuine in Lui, servendolo negli altri. Credo che le nostre comunità debbano essere animate da una profonda passione educativa per accogliere i sogni dei giovani e offrire loro proposte che li radichino umanamente e spiritualmente a Cristo e al suo Vangelo.
 
Ma anche noi adulti possiamo apprendere e ricevere molto dai giovani nella misura in cui essi ci ricordano le motivazioni da cui siamo partiti nell’assumerci il compito della vita e la determinazione a donarla con generosità. È Dio che chiama, ma solo nella chiesa può essere ascoltata l’eco della sua voce attraverso la fedeltà e l’impegno con i quali noi adulti tentiamo di rispondere ai suoi doni. Per questo vorrei incoraggiarvi ad accompagnare i ragazzi offrendo loro tempi e spazi per accogliere le domande di senso da cui si sentono interpellati.
 
Proprio a voi, cari giovani, mi rivolgo con particolare amicizia perché la vostra è l’età delle scommesse. Non permettete che alcuno vi rubi i vostri sogni. Non lasciatevi impressionare né dalle difficoltà esterne né dai vostri limiti, ma affidatevi al Vangelo e alla misericordia di Dio. In questo anno della fede e camminando insieme nel Sinodo, lasciate che Cristo vi contagi con la sua amicizia per ciascuno di voi. Sono convinto che la sua passione d’amore per Dio e per gli uomini dialoghi con le aspirazioni più sincere che avete nel cuore. Vi faccio una proposta cui tengo molto: scegliete un padre spirituale con cui condividere il vostro cammino. Egli potrà aiutarvi a scoprire e rispondere alla chiamata di Dio.
 
Vi invito inoltre a frequentare la casa di Viale Thovez e le iniziative di spiritualità e fraternità che sono proposte: molte persone negli ultimi anni hanno partecipato ai ritiri e alle settimane comunitarie, unendosi al ritmo di vita dei giovani che nell’Anno Propedeutico compiono un itinerario di discernimento vocazionale. Abbiate fiducia in Dio e anche in voi stessi: c’è un sì a cui il Signore vi chiama.
 
Mentre ringrazio i superiori, i sacerdoti e le famiglie che hanno a cuore il futuro dei nostri seminaristi, invito le comunità cristiane a sostenere in ogni modo il seminario, anche economicamente, mostrando così quanto sia presente e attiva la loro partecipazione alla vita quotidiana del seminario. La preghiera e l’affetto con cui ci facciamo vicini ai futuri presbiteri è un segno importante di comunione e vitalità della nostra Chiesa di Torino.
Mons. Cesare NOSIGLIA
Arcivescovo