Mercoledi’ 14 dicembre 2016

 

«Tutta la terra abitata»: il profeta Isaia (I lettura) ricostruisce, in questo passo, una specie di «pedagogia di Dio», dalla creazione fino alla «religione» e alla salvezza («Solo presso il Signore si trovano giustizia e potenza»). In tempi digitali, il brano di Isaia potrebbe essere il testo per un’ottima «presentazione» di Dio, in PowerPoint o in qualche altro programma… Ma, come capita sovente, le tecnologie tendono ad attirare l’attenzione su se stesse, facendo dimenticare agli «utenti» il contenuto… Ammonisce Jacques Ellul: «Il discorso tecnico normale consiste nell’affermare che non è necessario compiere una scelta, ma che è possibile accumulare tutto, ed essere così più ricchi e più spirituali, più potenti e più solidali. A un altro livello, si può dire che le scelte nella società tecnica vengano fatte altrove rispetto alla realtà di colui che sceglie. Il consumatore può scegliere tra moltissimi oggetti diversi da consumare, ma non sceglie mai a proposito degli investimenti, che dettano e decidono il consumo» (Il sistema tecnico). 

 

Senza discernimento da parte nostra, senza un richiamo potente al senso profondo della realtà e della nostra identità, rischiamo di trovarci sempre nella «notte oscura» della modernità, della tecnologia; così come in passato abbiamo vissuto le oscurità delle ideologie, dei poteri assoluti, o delle eresie. Ma, diversamente dall’oscurità feconda di san Giovanni della Croce (di cui oggi la liturgia fa memoria), la notte della nostra anima, della nostra vita spirituale, rischia di durare per sempre. Di questo ci avverte Isaia, per questo sono venuti Giovanni e il Messia.

 

Marco Bonatti

marco.bonatti@sindone.org

condividi su