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Monastero di Bose, «Chiamati alla vita in Cristo»

Dal 4 al 6 settembre 2019 il XXVII convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa
Il Patriarca ecumenico Bartholomeos I in visita a Bose nel 2013
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Chiamati alla vita in Cristo». Questo il tema del XXVII Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa in programma al Monastero di Bose dal 4 al 6 settembre. L’incontro, cui hanno preso parte parte esponenti di tutte le Chiese e studiosi di tutto il mondo, intendeva esplorare il senso della vocazione umana e della vocazione cristiana nella Chiesa, nel mondo, nel tempo presente.

Ad aprire il convegno è stata la prolusione di Enzo Bianchi, fondatore del Monastero di Bose e presidente del comitato scientifico, sul senso della vocazione umana e cristiana. Sono seguite una sezione biblica, sulla vocazione profetica e cristiana oggi (Arsenij Sokolov, Damasco; John Fotopoulos, Notre Dame); una sezione teologica sui carismi del popolo di Dio e il carisma specifico della donna (Bassam Nassif, Balamand; Julija Vidovic, Parigi; Despina Prassas, Providence), sui fondamenti della vita in Cristo (Hilarion di Volokolamsk, Mosca) e della speranza cristiana (Andrei di Cluj); infine un’ampia sezione di spiritualità ha toccato i temi della bellezza spirituale (Sebastian Brock, Oxford; Peter Bouteneff, Crestwood; Stephen Headley, Vezelay), della vita monastica in Oriente e in Occidente oggi (Silvestr di Bilohorod; Michel Van Parys, Chevetogne; Porfirije di Zagabria; Nektarios di Argolide;Angaelos di Londra), della testimonianza cristiana (John Behr, Crestwood; Christos Yannaras, Atene), della vita in una comunità (Athenagoras Fasiolo, Montaner) e della vocazione cristiana nella vita della polis (Aristotle Papanikolaou, New York). Numerose le delegazioni delle Chiese.

Erano presenti i rappresentanti del patriarca ecumenico di Costantinopoli (l’arcivescovo Job di Telmessos e l’archimandrita Athenagoras Fasiolo); del patriarca di Alessandria e di tutta l’Africa (metropolita Serafim di Zimbabwe e Angola); del patriarca di Antiochia (p. Jack Khalil). La delegazione del patriarcato di Mosca è composta dal metropolita Hilarion di Volokolamsk, dall’igumeno Arsenij Sokolov e da p. Aleksej Dikarev. La Chiesa ortodossa ucraina era rappresentata dal vescovo Viktor di Baryshevka.

La Chiesa ortodossa serba è stata rappresentata dal vescovo Isihije di Mohac e dal metropolita Porfirije di Zagabria e Ljubljana; la Chiesa ortodossa romena dal metropolita Andrei di Vadu, Feleacu e Cluj; il Patriarcato di Georgia dai metropoliti Nikolosidi Akhalkalaki e Kumurdoe Danieli Sačkhere di Čiatura; la Chiesa di Grecia dai metropoliti Ioannis di Thermopyli e Nektarios di Argolide; la Chiesa ortodossa bulgara da p. Stefan Palikarov; la Chiesa di Albania dal vescovo Asti di Bylis.

Per la Chiesa ortodossa in America erano presenti i vescovi Melchisedek di Pittsburgh e Alexander di Dallas. La Chiesa copta ortodossa è stata rappresentata dall’arcivescovo Angaelos di Londra. Presenti anche due vescovi della Chiesa di Inghilterra: John Stroyandi Warwick, delegato dell’arcivescovo di Canterbury Justin Welby, e Jonathan Goodall di Ebbsfleet. La Chiesa apostolica armena è stata rappresentata al Convegno dall’archimandrita Rouben Zargaryan.

Per la Chiesa Cattolica erano invece presenti i vescovi Roberto Farinella, ordinario del luogo, l’arcivescovo Piero Marini, presidente del Pontificio comitato per i congressi eucaristici internazionali, Antonio Mennini, nunzio apostolico presso la Segreteria di Stato, Marco Arnolfo di Vercelli, Derio Olivero di Pinerolo, Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea.

(Testo tratto da «La Voce E il Tempo» dell’1 settembre 2019)