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Mons. Nosiglia agli studenti: «Legate in modo più stretto la scuola con la vita di ogni giorno»

Messaggio dell’arcivescovo di Torino ad allievi, docenti e famiglie per l’avvio dell’anno scolastico il 14 settembre 2020
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Nella prima mattinata di lunedì 14 settembre 2020, giorno di riapertura delle scuole in gran parte del Paese, l’arcivescovo di Torino mons. Cesare Nosiglia ha portato il suo saluto e augurio ad allievi, insegnanti e genitori riuniti nella basilica di Maria Ausiliatrice a Torino prima dell’inizio delle lezioni. Di seguito e in allegato il testo del suo saluto.

«Cari amici, docenti e dirigenti scolastici, famiglie e alunni delle diverse scuole,

sono lieto di rivolgervi il mio saluto e augurio per l’avvio dell’anno scolastico 2020-2021 e lo faccio con particolare gioia perché, dopo diversi mesi di sosta forzata, voi ragazzi e giovani, docenti e personale e famiglie in primo luogo ritornate a collaborare per un impegno comune di primaria importanza per tutto il nostro Paese, quale è la scuola di ogni ordine e grado. I problemi da affrontare non saranno pochi, ma la volontà di promuovere comunque un percorso scolastico il più normale possibile sono certo che anima tutte le componenti che hanno qualche specifica e necessaria responsabilità in questo ambito educativo, perché l’anno scolastico inizi e proceda con serenità e sicurezza non solo sul piano sanitario, ma anche culturale e sociale, come è suo specifico compito formativo delle nuove generazioni.

Oggi celebriamo una grande festa: l’esaltazione della santa croce di Gesù. Lui non ha esitato a dare la vita per noi mostrando così quanto ci ama e vuole essere nostro amico. Su di lui possiamo quindi contare e sperare perché tutte le nostre esperienze umane le ha vissute anche lui nella sua vita terrena nella casa di Nazaret con Giuseppe e Maria. Lui ci insegna a impegnarci con buona volontà per svolgere il nostro compito, che per voi ragazzi è quello di studiare e crescere nell’amicizia e solidarietà reciproca e per i vostri docenti è quello di operare per starvi vicino e insegnarvi quanto sia importante il sapere e il fare bene poi quanto si è appreso, mettendolo in pratica non solo per noi, ma anche per gli altri.

Il coronavirus è stato certamente un periodo di sofferenza, forse anche di noia per tanti di voi, perché – non sollecitati dai vostri docenti – c’era il rischio di lasciarsi andare senza più voglia di studiare anche da casa. Però vi ha obbligati a riflettere su alcuni valori importanti che forse avevate dimenticato o oscurato, giudicandoli superflui e inutili quando invece erano i più necessari da accogliere e attuare. Penso al valore dello stare insieme nella stessa classe e apprezzare quanto gli altri ci offrono con la loro vicinanza e amicizia, quello di approfondire le varie materie come un tesoro nascosto che va scoperto e acquisito con impegno, quello del servizio agli altri aiutandosi a vivere insieme momenti di condivisione solidale, soprattutto per chi fatica di più ma può anche darci esempi di perseveranza e di coraggio.

Si parla tanto di fraternità da promuovere nelle nostre città e paesi spesso sempre più anonimi. Questo esige che le varie componenti del territorio e primariamente proprio la scuola sappiano favorire quelle esperienze di incontro, dialogo e condivisione e accoglienza tra diversi, ma resi amici e partecipi dello stesso ambiente vitale di cui ciascuno si deve sentire attivo e responsabile, nel sostenerlo e promuoverlo con il suo personale apporto al bene comune. La scuola è luogo privilegiato nel quale si può apprendere e sperimentare la convivenza democratica, la cittadinanza attiva e l’accoglienza reciproca. Oggi, i grandi flussi immigratori ci offrono l’opportunità di un concreto pluralismo culturale, religioso, sociale e valoriale, che può favorire il dialogo, il confronto, il reciproco arricchimento tra alunni provenienti da Paesi, culture, religioni diverse.

Adesso possiamo ricominciare il cammino interrotto, anche se sempre con quelle avvertenze necessarie da avere, ma anche con entusiasmo perché siamo certi che insieme riusciremo a vivere a scuola momenti belli e ricchi di esperienze positive. Per questo vi invito a realizzare un impegno che reputo molto importante e ve lo indico come un compito che riguarda tutti voi ragazzi e giovani: quello di legare in modo più stretto la scuola con la vostra vita di ogni giorno, perché non sembri una parentesi da gestire o sopportare, e mi riferisco al rapporto con la parrocchia, il catechismo, l’oratorio, le associazioni e i gruppi di amici che non sono realtà separate, ma tutte orientate a far crescere il mutuo incontro e la solidarietà reciproca. Siate dunque partecipi di questi ambienti usufruendo della loro ricchezza che vi offrono e imparate a valorizzarli non solo come svago e gioco, ma come crescita insieme e formazione concreta e non virtuale delle vostre scelte.

Al Signore vogliamo chiedere dunque di accompagnarci giorno dopo giorno a seguire quella via che lui stesso ha percorso di amore a Dio suo Padre e a tante persone che a lui ricorrevano per ricevere salute fisica spirituale. A scuola bisogna imparare tante cose di tante materie ma la cosa principale è quella di apprendere a stare insieme agli altri come fratelli, aiutandosi e sostenendosi con la preghiera reciproca e con il dialogo e incontro sereno e costruttivo di vincoli di amicizia e di comune accoglienza, non solo verso i nostri compagni ma verso tutti. Partecipazione e corresponsabilità sono i caratteri essenziali di tale progetto che tende a superare la frammentazione e vuole educare a gestire, con senso critico e non succube, le grandi potenzialità ed i rischi dei mass-media e delle nuove tecnologie, che ci chiudono invece sempre più in un mondo virtuale.

Affidiamo infine a Maria Ausiliatrice questo anno scolastico perché vi aiuti a viverlo con gioia e impegno, in modo da riprendere il vostro percorso di studio e di promozione umana e spirituale che in questi lunghi mesi di pandemia non avete potuto realizzare come avreste voluto.

Buon anno scolastico!»