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Mons. Nosiglia ai fedeli musulmani: «A tutti voi, auguri di buon ‘id al fitr»

Gli auguri dell'Arcivescovo di Torino per la fine del Ramadan. Appello contro la crisi economica e per la la pace tra i popoli
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Esce su «La Voce del Popolo» di domenica 27 luglio 2014 la lettera di auguri dell’Arcivescovo indirizzata ai musulmani residenti nel territorio della diocesi di Torino in occasione della festa per la fine del digiuno del Ramadan, a fine luglio. Di seguito e in allegato il testo integrale, consegnato in copia originale ai Centri culturali islamici torinesi (con annessa moschea) a cura dei parroci di rispettiva competenza territoriale.

Cari fedeli musulmani,

oggi si conclude, con la festa di ‘id al fitr, il mese del digiuno, caratterizzato dal vostro intenso impegno personale di maggiore dedizione a Dio e di rinnovamento della fede.

Vi auguro anzitutto che la vostra obbedienza alla volontà di Dio sia rafforzata e che siate ricolmati di ogni virtù, come afferma il vostro famoso teologo medioevale, Abu Hamid al-Ghazali: «Rivestitevi della condotta di Dio[…]. La perfezione ultima, per il credente, consiste nell’avvicinarsi al suo Signore facendo propri quegli attributi che meritano ogni lode: scienza, giustizia, pietà, bontà, benignità, beneficienza, misericordia, buon consiglio, incoraggiamento al bene e preservazione dal male».

Proprio queste parole m’invitano a rileggere insieme, alla luce di Dio, la comune preoccupazione di cristiani, musulmani e degli uomini di buona volontà riguardo a due grandi questioni del nostro tempo.

La prima è la crisi economica e lavorativa che attanaglia da alcuni anni l’Italia e altri Paesi europei e turba la serenità delle famiglie e della società. La disoccupazione, in particolare, è fonte di ansia e, in molti casi, di impoverimento delle famiglie e scoraggia i giovani, che vedono allontanarsi la legittima aspirazione di realizzare se stessi nel lavoro e nella costruzione di una propria famiglia. Se le istituzioni politiche e gli organismi sociali sono chiamati a dare il meglio di sé per risolvere questi grandi problemi, allo stesso tempo la crisi interpella in modo speciale la generosità dei credenti in Dio, soprattutto quelli che possiedono maggiori ricchezze e beni, a testimoniare la giustizia, la beneficenza, la fraternità e la solidarietà verso i bisognosi e i poveri. Il Dio Giusto e pieno di Misericordia apra il nostro cuore all’ascolto dell’invocazione che sale da coloro che versano nel bisogno e mancano del necessario per una vita dignitosa per sé e la propria famiglia.

In secondo luogo, da tempo ci pervade il desiderio insaziabile e profondo di pace tra i popoli, che sembra andare deluso. Papa Francesco, uomo di grande sapienza e speranza, in giugno ci ha stupiti tutti un’altra volta, convocando a Roma i capi di Israele e della Palestina, non proponendosi per l’ennesima mediazione diplomatica, ma per pregare insieme il Dio della pace, affinché disponga i cuori alla pace. Ha così voluto sottolineare che la strada della violenza e delle armi non può generare la pace, che sarà costruita invece e soltanto nel dialogo, da “cuori disarmati” davanti a Dio. La pace verrà solo se Dio convertirà i cuori induriti, togliendo da essi il seme cattivo della violenza e seminandovi il germoglio del bene comune, del rispetto reciproco e della solidarietà.

Domenica 8 giugno scorso, nell’incontro dei Giardini Vaticani, il Papa ha detto: «Per fare la pace ci vuole coraggio, molto di più che per fare la guerra. Ci vuole coraggio per dire sì all’incontro e no allo scontro; sì al dialogo e no alla violenza; sì al negoziato e no alle ostilità; sì al rispetto dei patti e no alle provocazioni; sì alla sincerità e no alla doppiezza. Per tutto questo ci vuole coraggio, grande forza d’animo. La storia ci insegna che le nostre forze non bastano. Più di una volta siamo stati vicini alla pace, ma il maligno, con diversi mezzi, è riuscito a impedirla. Per questo siamo qui, perché sappiamo e crediamo che abbiamo bisogno dell’aiuto di Dio. Non rinunciamo alle nostre responsabilità, ma invochiamo Dio come atto di suprema responsabilità, di fronte alle nostre coscienze e di fronte ai nostri popoli. Abbiamo sentito una chiamata e dobbiamo rispondere: la chiamata a spezzare la spirale dell’odio e della violenza, a spezzarla con una sola parola: “fratello”».

Questo invito non è rivolto però soltanto ai grandi del mondo, ma a ciascuno di noi. Perciò il mio augurio è che il frutto del vostro digiuno sia anche un autentico, crescente, desiderio e impegno per la pace. Cristiani e musulmani, sforziamoci di vivere giorno dopo giorno come fratelli di tutti gli uomini, educando le nostre famiglie e i nostri giovani al rispetto di tutti, al bene della società e al perdono, ripudiando parole e azioni di odio e di violenza. E insieme perseveriamo, con fiducia, nella supplica a Dio. Solo così daremo una vera chance alla pace e renderemo gloria a Dio, che è Pace.

A tutti voi, auguri di buon ‘id al fitr.

+ Cesare Nosiglia

Arcivescovo Metropolita di Torino