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Nuovo DPCM 3 novembre 2020: precisazioni della CEI

Documento del 5 novembre 2020. Due raccomandazioni per il Piemonte “zona rossa”
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A integrazione delle indicazioni contenute nella lettera dell’Arcivescovo mons. Cesare Nosiglia del 5 novembre 2020, pubblichiamo qui di seguito un ampio estratto dellle precisazioni della Conferenza Episcopale Italiana (in allegato la versione integrale)  riguardo al DPCM del 3 novembre scorso, che ha collocato la Regione Piemonte nella “zona rossa” a più alto rischio di contagio da covid-19.

A questo proposito si tenga presente che:

1) i fedeli che si recano in chiesa o alla messa devono dichiararlo nell’autocertificazione (in allegato);

2) riguardo alla possibilità delle attività pastorali (catechesi, oratorio, formazione, ma anche celebrazione cresime e prime comunioni) il singolo parroco valuti con prudenza insieme ai suoi collaboratori quanto è possibile fare e quanto è invece opportuno sospendere o rimandare, stante la situazione di “zona rossa”.

il Vicario Generale,

mons. Valter Danna

CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Precisazioni su DPCM del 3 novembre (ampi stralci)

«(…) Ci troviamo nuovamente di fronte a un altro DPCM finalizzato a contenere la diffusione del virus COVID-19 sull’intero territorio nazionale. La delicata situazione sanitaria del Paese, come rilevato anche dal Consiglio Episcopale Permanente nella sessione straordinaria del 3 novembre, richiede una riflessione ampia su quanto e come l’emergenza inciderà sulle nostre vite, sulla vita delle nostre Chiese, sulla vita della nostra gente.

Sono anche le domande che emergono dai contatti che ci scambiamo come pastori che hanno a cuore il popolo di Dio. Ci guidano le parole del Santo Padre all’Udienza Generale del 4 novembre 2020: “Dobbiamo essere molto attenti alle prescrizioni delle Autorità, siano le Autorità politiche che le autorità Sanitarie per difenderci da questa pandemia. Offriamo al Signore questa distanza tra noi, per il bene di tutti e pensiamo, pensiamo tanto agli ammalati, a coloro che entrano negli ospedali già come scarti, pensiamo ai medici, agli infermieri, le infermiere, ai volontari, a tanta gente che lavora con gli ammalati”.

(…) Alla luce delle scelte fatte e di queste considerazioni, ecco allora alcune precisazioni circa l’ultimo DPCM, che entrerà in vigore il 6 novembre e sarà valido fino al 3 dicembre 2020. Il provvedimento divide l’Italia in tre aree – gialla, arancione e rossa – a seconda del livello di rischio. Come spiegato dal Presidente del Consiglio, l’inserimento di una Regione in una delle tre fasce di criticità sta avvenendo con ordinanza del Ministro della Salute che recepiscono l’esito del monitoraggio periodico effettuato congiuntamente con i rappresentanti delle Regioni.

Celebrazioni. Il testo precisa nuovamente che “l’accesso ai luoghi di culto avviene con misure organizzative tali da evitare assembramenti di persone, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi, e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza tra loro di almeno un metro” (art.1 comma 9 lettera p). Come già nei precedenti DPCM viene chiarito che le celebrazioni con la partecipazione del popolo si svolgano nel rispetto del protocollo sottoscritto dal Governo e dalla Conferenza Episcopale Italiana, integrato con le successive indicazioni del Comitato tecnico-scientifico (art. 1 comma 9 lettera q). Nessun cambiamento, quindi, per ciò che concerne le celebrazioni. Per recarsi alle celebrazioni o nei luoghi di culto, nelle zone rosse, deve essere compilata l’autocertificazione.

Catechesi e attività pastorali. Alla luce delle indicazioni del DPCM, si consiglia una consapevole prudenza per lo svolgimento della catechesi e per le altre attività pastorali. Si raccomanda l’applicazione dei protocolli indicati dalle autorità. Si abbia cura di non disperdere l’attenzione alla persona e alle relazioni, con il coinvolgimento delle famiglie, anche attraverso l’uso del digitale. Già l’Ufficio catechistico nazionale con il testo “Ripartiamo insieme” aveva suggerito alcune piste operative. In particolare, per le zone rosse, si evitino momenti in presenza favorendo, con creatività, modalità di incontro già sperimentate nei mesi precedenti. Con la dovuta attenzione alle varie fasce di età. Data la mutevolezza del quadro generale sarà decisivo il raccordo con le Istituzioni civili, a livello locale e regionale, in una logica di collaborazione per il bene delle persone».

(TESTO INTEGRALE in allegato qui sotto)