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Ricominciare dai giovani: intervista a mons. Nosiglia sul nuovo Anno pastorale e i programmi futuri

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Pubblichiamo di seguito l’intervista realizzata dal direttore de «La Voce del Popolo» Marco Bonatti e pubblicata sul numero di domenica 1° settembre.
 
Questa edizione della Gmg sembra aver superato, per attenzione e interesse, ogni altra precedente. Per la presenza di una personalità come quella del Papa, che si sta rivelando nella sua pienezza; ma anche per la «scoperta» del Brasile; o per il sistema dei mass media, che si è trovato in più di un’occasione «spiazzato» dal Papa. Qual è la riflessione complessiva di un vescovo che ha tenuto tre catechesi e che ha alle spalle una lunga esperienza di Gmg?
Certamente la novità di Papa Francesco e il crescente interesse della gente verso la sua persona e il suo insegnamento hanno inciso molto sullo svolgimento sulla presa mediatica dell’evento. Anche la sede – il Brasile – e lo stesso luogo dove si sono svolti i momenti principali della GMG – la spiaggia di Copacabana – ha offerto una immagine pubblica suggestiva e unica rispetto alle altre edizioni. Tuttavia non dobbiamo dimenticare che la presenza dei giovani provenienti da altri continenti fuori dell’America latina in particolare, è stata poco significativa come era ovvio aspettarsi dati i costi e la lontananza. Dall’Italia erano 7 mila (la delegazione peraltro più numerosa proveniente dall’Europa). Se guardo la nostra Diocesi erano 220 di cui nemmeno un centinaio dalle parrocchie, il resto erano appartenenti al Cammino neocatecumenale e ad altri movimenti. Ciò nulla toglie alla importanza dell’evento in quanto Papa Francesco ha parlato a tutti i giovani del mondo per cui ora tocca anche a quanti non hanno partecipato riflettere e accogliere il suo messaggio, cosa che faremo in diocesi attraverso il Sinodo nel suo secondo anno di svolgimento.
 
Guardando a Rio… dalle parrocchie, torna ogni volta la questione della continuità. I giovani che sono andati là da tutto il mondo, quando tornano a casa, quali forme, quali esperienze di fede e di cristianesimo si portano dietro? E come pensano di viverle nel loro contesto abituale?
È una osservazione giusta quella che si fa circa la continuità degli eventi. Credo tuttavia che nessun sacerdote o animatore ponga in dubbio per esempio l’importanza di un campo estivo con ragazzi o giovani anche se dura magari una sola settimana. È poi necessario riprendere durante l’anno i temi sviluppati in quella circostanza. Così è per la GMG. È necessario per chi ha partecipato riprendere i contenuti vissuti, l’insegnamento dei vescovi e del Papa, l’esperienza di una Chiesa aperta alla mondialità, vicina e coinvolgente in cui i giovani si sono sentiti attivi e non solo spettatori, mantenendo vivo quindi non solo il ricordo delle emozioni, ma anche i valori che sono emersi e che valgono per sempre. Per chi non c’è stato è utile accogliere quanto il Papa ha espresso perché sia oggetto di riflessione e di riflessione per la propria vita e quella del gruppo.
 
Il dopo Gmg riguarda direttamente anche Torino, e il cammino che i giovani hanno intrapreso con il Sinodo. Alcuni di loro erano a Rio, altri sono rimasti qui. Quale «ricchezza» potranno condividere? E qual è il punto sul cammino sinodale, a poco meno di un anno dal suo inizio?
Il Sinodo si è mosso su un percorso che ha visto direttamente i giovani protagonisti. Nei miei incontri con loro nelle unità pastorali ho potuto ascoltarli e dialogare sul tema della fede e della missione con un particolare riferimento alla concreta situazione che vivevano nelle loro parrocchie e realtà ecclesiali. Ne è emerso un grande bisogno di maggiore comunione e conoscenza tra i vari gruppi insieme alla urgenza di definire insieme percorsi formativi meno frammentati e disorganici e più condivisi. In particolare si è reso evidente la grande difficoltà di uscire fuori dal proprio ambiente e raggiungere tanti coetanei che vivono ai margini delle comunità e degli oratori tradizionali. È la grande sfida della missione che è stata un po’ al centro della GMG di Rio e dei discorsi del Papa Francesco. Il secondo anno del Sinodo si potrà avvalere di quanto Rio ci ha offerto e incarnarlo in modi e forme adeguate al nostro contesto diocesano e culturale.
 
Il nuovo anno pastorale comincia con un panorama ricco di novità in diocesi: per i numerosi avvicendamenti in parrocchie e Unità pastorali, che vengono ad aggiungersi a quelli già varati nello scorso anno. Invecchia il clero – l’età media è di oltre 65 anni – e invecchiano i cristiani laici: sovente, per gli uni e per gli altri, i ricambi sono scarsi e a volte occorre «inventare» soluzioni per continuare a garantire i servizi essenziali della comunità cristiana. Quali sono le urgenze e le emergenze pastorali della Chiesa di Torino oggi?
La Chiesa non deve vivere sull’onda delle emergenze ed urgenze che sono certo importanti e vanno tenute presenti ma che occorre affrontare senza patemi d’animo e con un equilibrio sereno, senza affanno ma con lucidità e perseveranza. Quello che conta è consolidare le scelte di sempre rinnovandone se mai i metodi, i linguaggi e le forme ma al centro rimane il Vangelo, e la vita della Chiesa: la Parola di Dio e la preghiera, i sacramenti, la comunione, il servizio della carità.
 
Le urgenze della pastorale vocazionale e giovanile, quella della carità in questo momento di crisi particolarmente acuta, quella di un nuovo assetto anche territoriale delle forze sacerdotali e laicali in campo che sollecita modalità nuove di corresponsabilità nella Chiesa… preoccupano certamente ma sono anche uno stimolo a rinnovarsi interiormente anzitutto per non perdere la speranza e impegnarsi tutti insieme con convinzione ad affrontarle non dimenticando mai che la Chiesa è guidata dallo Spirito e tutto dipende dall’essere uniti e fedeli alla sua ispirazione e alla sua azione concreta che si manifesta sempre incisiva e forte più i tempi sono difficili e faticosi per l’evangelizzazione.
 
Torino ospita la Settimana Sociale in un momento particolarmente difficile per la crisi economica e sociale. Cresce, in questo contesto, la preoccupazione per il montare di una protesta che potrebbe avere esiti imprevedibili. Quali sono gli auspici per i «frutti» che questa Settimana dovrebbe portare, anche ricordando che un primo criterio generale di lettura è già stato individuato, nella «centralità della famiglia» nelle varie dimensioni sociali?
Lo svolgimento della Settimana sociale avviene in un momento particolarmente complesso e difficile del nostro Paese. Oggi la gente chiede alla Chiesa di poter contare sulla sua guida non solo per i vari aspetti sociali pure rilevanti, ma anche per quella necessità di ricostruire un tessuto di valori etici e spirituali di base quale fondamento di una auspicata ripresa. La Settimana individua nella famiglia il soggetto principe da valorizzare e promuovere per puntare a questo traguardo. La famiglia si è rivelata un baluardo determinante per affrontare e superare la crisi, un vero e proprio ammortizzatore sociale di grande significato per tutti i suoi membri e per l’intero sistema Paese. La famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna rappresenta quel valore aggiunto che permette alla stessa economia di riprendersi e impostare il suo futuro sulla base di valori quali la gratuità e fraternità giustizia, l’equità, la solidarietà, il dono di sé. Sostenere la famiglia nella sua primaria funzione di soggetto responsabile della educazione e della formazione delle nuove generazioni: è questa la possibilità concreta di cui disponiamo per rinnovarci e superare la crisi.
a cura di Marco BONATTI
Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 1° settembre 2013