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Venerdi’ 16 dicembre 2016

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L’attesa e la speranza; la necessaria penitenza, come liberazione per poter accogliere la parola di Dio; la «giustizia» come aspirazione e impegno verso una comunità umana più aderente agli insegnamenti del. E poi il tornare sulla figura di Giovanni, il grande ultimo profeta chiamato ad annunciare il Regno. I temi dell’Avvento scorrono lungo questi binari. Fino ad oggi. Con il brano di Isaia e il Vangelo di Giovanni (non più un sinottico) l’attesa e la speranza non riguardano più soltanto Israele ma tutti i popoli, il mondo intero: «la mia casa si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli», scrive Isaia; e il Salmo 66 fa eco: «ci benedica Dio e lo temano / tutti i confini della terra».

 

La buona notizia diventa «universale», riguarda tutti gli uomini, e anzi l’intera creazione. La «testimonianza» che riceve Gesù non è quella di un uomo, ma di Dio stesso. Le opere che egli compie sono il segno del «mandato» ricevuto dal Padre. Guarire i malati, scacciare i demoni, risuscitare i morti… Sono anche i compiti (e i poteri) che Gesù assegna ai suoi discepoli, così come a loro affida il patrimonio più prezioso, l’insegnamento della Parola che è Dio stesso. Papa Francesco ha appena chiuso l’anno speciale dedicato alla Misericordia, cioè all’espressione concreta di questo amore di Dio che deve farsi, inevitabilmente, amore del prossimo. Ecco allora le 7 e 7 opere di misericordia, corporale e spirituale, che la tradizione della Chiesa ci consegna, ogni giorno, perché siamo anche noi all’altezza del mandato ricevuto.

 

Marco Bonatti

marco.bonatti@sindone.org