Nell’ambito del Torino Chamber Music Festival sabato 16 maggio 2026 alle 21, nella chiesa di San Dalmazzo in via Giuseppe Garibaldi 24 a Torino, è in programma un concerto per il quarantennale dalla fondazione dell’Accademia Corale Guido d’Arezzo. Musiche di Faurè – Messe de requiem n. 48
Con l’Accademia Corale Guido D’Arezzo di Torino; Riccardo Naldi Direttore
Solisti:
- Arianna Stornello, soprano
- Franco Celio Cioli, baritono
Orchestra:
- Violino I Massimo Bairo
- Violino II Maria Polidori
- Viola Tamara Bairo
- Violoncello Clara Piccoli
- Contrabbasso Roberto Bevilacqua
- Arpa Federica Mancini
- Corno Marco Ferrero
- Fagotto Pierantonio Teppa
- Organo Gianfranco Luca
Ingresso con biglietteria: Intero € 10,00 – Ridotto € 8,00 over 65 e Iscritti AICS – Ridotto € 5,00 Associati Musicaviva e Allievi del Conservatorio. Gratuito per bambini e ragazzi fino a 12 anni di età
Introduzione al Concerto
Spesso, quando pensiamo alla Messa da Requiem nella storia della musica, la nostra mente corre subito a opere monumentali come quelle di Mozart, Verdi…, cariche di timore per il Giorno del Giudizio, di suoni apocalittici e di una profonda, talvolta angosciante, consapevolezza della fine. Gabriel Fauré, con il suo Requiem Op. 48, sceglie una strada radicalmente diversa, quasi rivoluzionaria nella sua delicatezza. Composto tra il 1887 e il 1890, e successivamente perfezionato fino alla versione del 1900, quest’opera non è un grido di terrore, ma una carezza. Come ebbe a dire lo stesso compositore: “Il mio Requiem è dolce come me stesso… è, se vogliamo, una ninna nanna della morte”. La scelta più audace di Fauré è l’esclusione quasi totale del Dies Irae, la sequenza che descrive il terrore del giudizio divino. Fauré preferisce concentrarsi sull’aspetto del riposo, del conforto e della speranza. È un’opera che invita a guardare alla morte non come a un limite, ma come a una continuazione, a un riposo desiderato. Come scriveva il poeta, in quest’opera la morte non ha volto, ha solo la voce dolce di chi ci accompagna, con infinita gentilezza, verso la soglia dell’eterno.
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