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Effetto Sindone, la Chiesa torinese accelera sulla via dei social

L’esperienza vissuta in Cattedrale alla vigilia di Pasqua lascia molte indicazioni per il futuro della comunicazione
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Riprendiamo di seguito (e in allegato) l’intervista a don Luca Ramello direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale dei Giovani, pubblicata sul settimanale diocesano «La Voce E il Tempo» del 26 aprile 2020 a firma del direttore Alberto Riccadonna.

Due settimane fa, nel Sabato Santo, la contemplazione straordinaria della Sindone è stata trasmessa da Torino in mondovisione attraverso le televisioni e i canali social. La grande novità di questo momento di preghiera è stato l’uso dei social: la Chiesa torinese ha in mano dati numerici che mostrano la grande penetrazione ottenuta affiancandoli ai tradizionali canali televisivi. Ne parliamo con don Luca Ramello, direttore della Pastorale Giovanile, che ha curato la diretta social.

Don Ramello, quali i dati di ascolto? Quali informazioni abbiamo sul tipo di pubblico raggiunto dalla Sindone attraverso i canali social?

Siamo in contatto con Facebook e con gli altri canali di comunicazione per i dettagli della partecipazione, delle età e della localizzazione geografica. Un primo dato, dell’Ansa, è stato subito diffuso: un miliardo di visualizzazioni appena conclusa la diretta. Per comprendere questo dato straordinario e sorprendente occorre infatti tenere conto della vastità della portata della diretta, che, dalle 16.30 alle 18.45 è stata trasmessa in cross-posting sulle pagine Facebook dell’Arcidiocesi, della Sindone, della Pastorale Giovanile, della Regione Piemonte, della Città di Torino, poi rilanciata e condivisa da innumerevoli altre pagine e profili. La preghiera è inoltre stata trasmessa in diretta su RaiTre nazionale dalle 16.55 alle 17.30 e, contemporaneamente, su TV2000.

Il segnale è stato rilanciato in tutto il mondo grazie al collegamento con il Centro Televisivo Vaticano – Vatican Media, che ha provveduto a distribuirlo via satellite a tutte le emittenti cattoliche italiane ed estere, in Europa, negli Stati Uniti, in Brasile e nell’Africa subsahariana. Tramite la distribuzione su Telepace il segnale è stato rilanciato in Nord Africa, Medio Oriente sul canale Sky 515 HD e Australia e ancora sul canale 815 TVSAT. La diretta era inoltre diffusa da tutti social media della Santa Sede della Chiesa italiana (www.vaticanews. va, il quotidiano «Avvenire » e il sito della Chiesa italiana (www.chiesacattolica.it). Infine, determinante è stato il canale Youtube.com/c/Sindone2020, con una partecipazione altrettanto sconfinata.

Questo evidente sforzo comunicativo ha evidentemente guardato alle diverse fasce di età e di condizione, dilatando la partecipazione della preghiera davanti alla Sindone ad orizzonti planetari. In cosa si differenzia la diretta social dalle tradizionali dirette televisive?

Per il Sabato Santo 2020 abbiamo intenzionalmente usato il termine «contemplazione» per esprimere la differenza sostanziale dalle tradizionali «ostensioni» e dall’ultima «venerazione» del 2018. Nell’Ostensione della Sindone propriamente, come nell’ultima della primavera del 2015, sono milioni i pellegrini che, in un arco temporale più disteso, si recano in cattedrale, sostano fisicamente davanti alla Sindone raccolti in preghiera. Nella notte del 10 agosto 2018, durante i cammini verso Roma per il Giubileo della Misericordia, più di duemila giovani hanno pregato davanti alla Sindone – nella nuova modalità del suo posizionamento non verticale ma orizzontale. In quella occasione la Sindone era stata presentata unicamente ai giovani pellegrini in cammino verso Roma, era stato preparato un percorso di avvicinamento specifico per loro, nell’arco temporale di una sola notte. Per questo si scelse il termine «venerazione», per sottolinearne la differenza dalle consuete ostensioni.

Ma la preghiera davanti alla Sindone dello scorso 11 aprile ha scritto un’altra pagina inedita nella storia della Sindone: la pandemia del Covid-19 che flagella l’umanità e le necessarie misure di distanziamento sociale, per la prevenzione del contagio, hanno determinato la scelta di una nuova forma di preghiera davanti alla Sindone, quella trasmessa totalmente dai mezzi di comunicazione. Ed ecco la scelta del termine «contemplazione»: è stata pur sempre chiamata in causa la facoltà del «vedere», ma completamente mediata dallo «sguardo» della regia e dell’operatore con la telecamera. Si comprende ora la grande differenza con le altre ostensioni o venerazioni: non si trattava di trasmettere ciò che i pellegrini vivevano in presenza, ma di ripensare l’intero atto del «vedere» nella prospettiva di quanti avrebbero voluto «contemplare» la Sindone solo attraverso uno schermo, accompagnandone la preghiera.

L’uso dei social consente di trasmettere, ma anche di ricevere commenti: cosa vi scriveva il pubblico durante la Venerazione della Sindone?

L’interazione reale – non virtuale! – è stata eccezionale, sia numericamente che qualitativamente. Ovviamente mi riferisco alle possibilità dischiuse dai social, che permettono la condivisione in tempo reale. Avevamo predisposto moderatori plurilingue per le diverse pagine Facebook e per i vari canali YouTube. Commoventi e sorprendenti le migliaia di espressioni di lode, di invocazione, di intercessione, di richiesta di perdono, di affi damento, di ringraziamento, espresse con i semplici segni emoticon, in brevi messaggi o con preghiere più lunghe e articolate.

Cos’ha comportato, sul piano organizzativo, l’allestimento della diretta social?

Il lavoro organizzativo è stato molto complesso e faticoso. Per almeno tre ordini di ragioni. Innanzitutto le tempistiche: preparare dal punto di vista spirituale, comunicativo e tecnico una «contemplazione» che ha coinvolto un miliardo di persone in meno di una settimana ha – ancora oggi – dell’incredibile, almeno per noi, per quanti ci hanno creduto con passione e dedizione. Una seconda complessità era dovuta alle già citate misure di prevenzione: dalle riunioni al reperimento della strumentazione, dalla comunicazione agli allestimenti, dai testi al canto… tutto è stato preparato online e gestito «a distanza» con mascherine, guanti e misure di sicurezza.

Infine la qualità delle diverse trasmissioni: tutti abbiamo sperimentato le fatiche del web in queste settimane di eccezionale sovraccarico della rete, dalla lentezza, alla poca copertura di linea o a errori di connessione. È facile immaginare la serietà di queste problematiche, che avrebbero potuto non tanto rendere meno fruibile un’Ostensione che si sarebbe comunque svolta ma addirittura comprometterne l’attuazione: se qualcosa fosse andato storto nessuno avrebbe potuto contemplare la Sindone! Per questo, con i contributi organizzativi di Comune e Regione non posso non ringraziare gli sforzi pastorali e la competenza professionale dell’equipe dell’Ufficio di Pastorale Giovanile.

Meditare la Sindone via social non è lo stesso che venerarla fisicamente durante le Ostensioni. Come dev’essere inquadrata la riflessione sulla preghiera «a distanza»?

Preciso quanto ho accennato prima: non si è trattato di una preghiera «virtuale», come non lo è stata la Via Crucis trasmessa online dalle due Pastorali Giovanili di Torino e Susa, nella sera del 4 aprile, ma di una preghiera «meditata» dalla forma digitale. Sia chi è più esperto come chi si affaccia su queste tematiche, tutti siamo consapevoli delle enormi differenze rispetto ad una «venerazione» vissuta in presenza fi sica. Mi sento tuttavia di sottolineare tre aspetti, senza aver in alcun modo l’ambizione di restringere in poche battute questioni enormi che non devono essere semplificate o banalizzate.

Innanzitutto la «logica» di questa «contemplazione», cioè il «pensiero» che l’ha guidata: una mezz’ora prima della diretta TV dedicata alla preparazione spirituale di chi l’avrebbe interamente seguita sui social e la preghiera di più di un’ora, dalle 16.30 in poi, scandita da testimonianze, invocazioni, silenzio e canto, tenendo conto delle traduzioni linguistiche, inclusa la lingua dei segni.

Un secondo aspetto, è l’«interazione» che si è resa possibile tra la durissima realtà della pandemia e degli altri drammi della nostra umanità e la preghiera contemplativa davanti alla Sindone, invocando il Cristo crocifisso, sepolto e risorto. Non a caso ogni momento di contemplazione era ritmato dal ritornello «portiamo davanti alla Sindone le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi…».

Infine le «opportunità» che si sono dischiuse da questa forma inedita: il poter contemplare in buona qualità di immagine i particolari del Telo, il poter approfondire l’origine e il significato dei «segni» scritti con il sangue sulla Sindone, il poter percepire una vasta comunione spirituale di preghiera sono state opportunità straordinarie che guardano a una medesima ma duplice direzione: il tenere desta l’attesa di poter contemplare da vicino, in presenza e presto la Sindone e – soprattutto! – di alimentare il desiderio di poter contemplare un giorno, faccia a faccia, il volto glorioso del Signore!

In tempo di epidemia da Coronavirus stanno moltiplicandosi le celebrazioni trasmesse in streeming attraverso i social. Quali suggerimenti possono venire dall’esperienza vissuta con la Sindone?

Per la Commissione diocesana della Sindone, il Centro Internazionale di Studi sulla Sindone e la Pastorale Giovanile sono tanti i motivi per rinnovare l’alleanza educativa in vista di una pastorale della Sindone che abbia il respiro dell’ordinario, quindi non soltanto legata alle pure occasioni di ostensione, di venerazione o contemplazione. Spero se ne possa fare tesoro, come nel 2015 e nel 2018, proprio a partire dalla dimensione «social» che non sostituisce, ma «integra» le altre forme tradizionali. Ecco dunque il primo suggerimento: saper integrare, senza miopie anacronistiche o ingenue esaltazioni.

Secondo suggerimento: curare la formazione, spirituale, e tecnica in questo campo, senza facili improvvisazioni ma anche senza ritenere che siano opportunità solo per pochi. Terzo suggerimento: ricordare il primato delle relazioni, certamente influenzate, anche trasformate dai social, ma pur sempre decisive in qualunque espressione, forma o dimensione della cura pastorale. Come recitava il motto dell’ultima contemplazione, «più forte è l’amore». Ecco ciò che fa la differenza: sempre e solo l’amore.

a cura di Alberto RICCADONNA da «La Voce E il Tempo» del 26 aprile 2020

In allegato le due pagine del giornale con l’intervista a don Ramello e un articolo di ulteriore approfondimento su «Come cambierà il modo di pensare la comunicazione» a cura di Marco Bonatti della Commissione diocesana per la Sindone e già direttore del settimanale diocesano.