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La primavera della Chiesa

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La «primavera della Chiesa» è quella che si rinnova ogni giorno, nella presenza stessa di Gesù Cristo. E pure la Chiesa di Cristo ha conosciuto stagioni storiche di rinnovamento profondo: quella del Vaticano II segna una svolta, una frattura decisiva: tra la Chiesa che si pensava e si presentava come «societas perfecta» e quella che, senza rinunciare a nulla in fedeltà al Vangelo e alla Tradizione, si propone al mondo contemporaneo come «madre e maestra», pronta non solo a dare risposte ex cathedra ma a condividere «le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce» degli uomini e delle donne di oggi.

 
 
Di questa svolta siamo tutti figli: e oggi non sapremmo nemmeno immaginare una vita della Chiesa che prescinda non solo dai contenuti, ma anche dallo «stile» che il Concilio ha portato – tanto nella Chiesa quanto nel mondo, nei modi in cui esso alla Chiesa si rapporta. Dalla fine del potere temporale dei Papi al Vaticano II c’è una continuità di gesti, atti, prese di posizione, documenti ufficiali che indicano una progressiva «liberazione» della Chiesa non dalle sue responsabilità nei confronti della storia ma – ed è ben più importante – dal guardare alla storia come una scacchiera del potere, in cui anche «il Vaticano» si esercita.
 
C’è uno «spirito profetico», una meditazione sulla libertà che comincia prima del Vaticano II ma che trova poi nella grande assemblea ecumenica il contesto giusto per diventare magistero. Da Leone XIII che invita a riflettere sulle «cose nuove» della dialettica sociale a Benedetto XV che condanna definitivamente la guerra come «prolungamento della politica» fino alle intuizioni di Giovanni XXIII e alla sofferta tenacia di Paolo VI è un cammino che si rivela come storia di liberazione prima di tutto per la Chiesa stessa.
 
È intorno a questa grande originalità che il Concilio ha manifestato e conserva ancora oggi che siamo chiamati a confrontarci. Gli storici hanno cominciato solo in questi anni recenti a pubblicare i loro lavori – e sappiamo, anche grazie allo spirito del Concilio, che nessuno di loro possiede la verità totale e assoluta: e dunque si possono prendere con beneficio d’inventario anche le «condanne preventive» che qualche studioso troppo solerte pensa di poter lanciare sui suoi colleghi. La «verità» del Concilio, prima che nei libri, è scritta nella vita ordinaria della Chiesa.
Anche la «Voce», in questi giorni del quarantennale, propone qualche ricordo, e qualche suggestione. Senza la pretesa di ricostruire «tutto» del Concilio, ci è sembra importante offrire alcune informazioni di base sui suoi documenti più importanti, come le quattro Costituzioni. E affiancare questi interventi qualificati con le testimonianze di chi, lungo questi 40 anni, ha «costruito nella linea del Concilio» all’interno della Chiesa torinese. Sono alcuni esempi, certo non gli unici e sicuramente ci sono altre realtà significative. Il senso di queste testimonianze è però legato propriamente, nello spirito del Concilio, a mostrare come un cammino universale viene condiviso nella nostra realtà locale.
 
Marco BONATTI