Le parole non descrivono soltanto la realtà: la costruiscono. Da questa convinzione nasce «Parola nostra», il nuovo numero di Donne Chiesa Mondo, il mensile femminile dell’«Osservatore Romano» curato da Rita Pinci, in uscita sabato 6 giugno 2026.
In un tempo segnato da un linguaggio pubblico sempre più aggressivo e polarizzato, la rivista vaticana propone una riflessione sul valore civile delle parole, in sintonia con il recente invito di Papa Leone XIV a «disarmare le parole», restituendo al linguaggio verità, misura e capacità di relazione.
Al centro del numero si intrecciano due domande. La prima: che cosa significa oggi affermare che «in principio era il Logos»? L’editoriale richiama il Prologo del Vangelo di Giovanni e riflette sul rapporto tra parola, verità e responsabilità. Se il mondo nasce dalla parola, che nel cristianesimo si fa carne, allora il linguaggio non è mai neutrale: può costruire o distruggere, creare legami oppure alimentare divisioni. «Se la parola ha il potere di costruire o distruggere il mondo, allora è decisivo interrogarsi su quali linguaggi riescano ancora a generare vita invece che consumo, relazione invece che scontro».
La seconda domanda: se ogni cambiamento culturale comincia dal linguaggio, le parole delle donne – quelle che scelgono di usare e quelle che non vogliono più sentire pronunciare – possono trasformare la società, la cultura e l’immaginario collettivo?
L’apertura, firmata da Ritanna Armeni e Rita Pinci, prende le mosse da una delle espressioni più potenti emerse negli ultimi anni sulla scena internazionale: “Donna, vita, libertà”. Nato nei movimenti femminili curdi e diventato simbolo globale dopo la morte di Mahsa Amini nel 2022, questo motto viene interpretato come una nuova grammatica del vivere insieme, fondata sulla dignità, sulla relazione e sulla libertà condivisa. Un lessico che si contrappone a quello della forza, del dominio e della guerra e che propone parole come ascolto, reciprocità, solidarietà e futuro.
Attraverso storie, testimonianze e approfondimenti, il giornale racconta donne che hanno trasformato la parola in uno strumento di libertà e cambiamento: da Malala Yousafzai a Nadia Murad, dalle Madri di Plaza de Mayo a Gisèle Pelicot, fino alle nuove generazioni che stanno ridefinendo il linguaggio dei diritti e della cittadinanza.
Nel numero scrivono, tra le altre, la sociologa Chiara Giaccardi e la storica Grazia Loparco, entrambe componenti del Comitato di direzione della rivista, insieme alle teologhe Linda Pocher, Marinella Perroni e Simona Segoloni Ruta.
Tre i reportage: Lidia Ginestra Giuffrida dal Libano, dove a Beirut incontra suor Nazha El Khoury; Lucia Capuzzi dall’Afghanistan, dove racconta la storia della giovane Nisham; Vittoria Prisciandaro da Viboldone, alle porte di Milano, nel monastero dove le monache restaurano preziosi libri antichi.
Elisa Calessi raccoglie inoltre le voci della vaticanista messicana Valentina Alazraki, della monaca Houda Fadoul del monastero di Deir Mar Musa Al-Habashi in Siria, della teologa Emanuela Buccioni, della teologa protestante Elisabeth Green e di Martina Liebisch, impegnata in un progetto della Conferenza Episcopale Tedesca per la tutela dei migranti irregolari e delle vittime della tratta di esseri umani.
Le consuete “cinque domande” di Carmen Vogani sono stavolta a Claudia Mazzucato, professoressa associata di Diritto penale all’Università Cattolica di Milano.
Molti i libri segnalati. Per le recensioni in campo Federica Re David e Rosa Lupoli.
Gli articoli sono disponibili al seguente link: https://www.osservatoreromano.va/it/donne-chiesa-mondo.html

