Sinodo, quarta settimana: al lavoro sulla Lettera al Popolo di Dio e le tappe dei prossimi mesi

Programma dal 23 al 27 ottobre 2023. Mercoledì 25 la pubblicazione della Lettera

La XVI Assemblea generale del Sinodo dei vescovi «Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione» giunge alla quarta settimana di lavori. Mons. Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, è tra i cinque prelati chiamati dalla Conferenza Episcopale Italiana a prendere parte ai lavori assieme ad altri 463 padri e madri sinodali.

LETTERA AL POPOLO DI DIO

Nella quarta settimana di lavori l’Assemblea del Sinodo redigerà una lettera-messaggio a tutto il Popolo di Dio. Mercoledì 18 ottobre 2023 è stata infatti presentata all’Assemblea la proposta della Commissione per il documento di sintesi, un testo per raccontare al maggior numero possibile di persone, e in particolare a quelle che non sono ancora state raggiunte o coinvolte nel processo sinodale, l’esperienza vissuta dai membri del Sinodo. La Segreteria Generale, in accordo con il Papa, ha sottoposto la proposta al voto dell’Assemblea, che l’ha approvata a larghissima maggioranza.

PROGRAMMA DELLA QUARTA SETTIMANA

Lunedì 23 ottobre i partecipanti al Sinodo si sono ritrovati nella Basilica di San Pietro per la celebrazione eucaristica all’Altare della Cattedra. Successivamente, in Congregazione generale, è stata presentata e discussa – prima nei Circoli Minori e poi in un momento comune – la «Lettera al Popolo di Dio» composta dall’Assemblea sinodale. E’ seguita la relativa votazione.

I lavori si sono interrotti nel pomeriggio di lunedì e per tutta giornata del 24 ottobre. I partecipanti si sono ritrovati mercoledì 25 ottobre per la presentazione e consegna dello schema della relazione di Sintesi da parte del relatore generale. Il testo sarà oggetto prima di lettura personale e successivamente discusso in Congregazione Generale e nei Circoli Minori nel pomeriggio di mercoledì e nella mattinata di giovedì 26 ottobre.

Nel pomeriggio di giovedì i partecipanti si riuniranno in Congregazione Generale per la raccolta delle proposte su metodi e tappe per i prossimi mesi in vista della seconda sessione dei lavori del Sinodo nel 2024. Venerdì 27 ottobre, giorno di vacanza, tutti i partecipanti dell’Assemblea sono invitati a unirsi alla preghiera per la pace che si svolgerà alle 18 nella Basilica di San Pietro. Sabato 28 ottobre verrà diffuso il “Documento di sintesi”.

EXCURSUS SULLE PRECEDENTI ESPERIENZE SINODALI

Il cardinale Schönborn: fede speranza e carità nella comunione

Il cardinale domenicano Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna, membro del Consiglio ordinario della Segreteria del Sinodo, dall’alto della sua esperienza nelle passate assemblee ha confidato il 23 ottobre un ricordo del 1965, alla fine del Vaticano II, quando aveva 20 anni ed era studente di teologia. Il cardinale ascoltò una conferenza di Karl Rahner e l’ultima frase gli rimase nel cuore: «Se da questo Concilio non esce un aumento di fede, di speranza e di carità, tutto è vano». Quindi, ha aggiunto il cardinale, «direi lo stesso del Sinodo» in corso.

Come teologo Schönborn ha anche partecipato nel 1985 al Sinodo straordinario indetto da Giovanni Paolo II a vent’anni dalla conclusione del Vaticano II. Riguardo al concetto fondamentale di communio, ha detto di avere l’impressione che «ciò che facciamo adesso, dopo il cinquantennale dell’istituzione del Sinodo», consista proprio nel chiedersi «come vivere la comunione nella Chiesa. Essa è communio di fede; communio col Dio uno e trino; communio tra i fedeli e communio aperta a tutti gli uomini». Come viverla? «La sinodalità è il modo di fare migliore» è la risposta del cardinale Schönborn. Si tratta di ripensare alla visione della Lumen gentium, dove si parla del grande mistero della Chiesa. Dunque la Chiesa è mistero, poi è popolo di Dio, e solo dopo si parla della costituzione gerarchica dei suoi membri.

Dal porporato anche una critica all’Europa «che non è più il centro principale della Chiesa», come si vede quotidianamente al Sinodo. America latina, Asia, Africa e le loro Conferenze continentali sono protagoniste, mentre l’episcopato europeo non è riuscito ad avere il potenziale sviluppato per esempio da Fabc e Celam. Nel vecchio continente, ha ammesso, «siamo rimasti un po’ indietro nella sinodalità vissuta. Serve uno stimolo». E ha portato come esempio il fatto che le Conferenze episcopali europee non abbiano mai detto una parola comune sul dramma dei migranti. Infine un accenno alle Chiese orientali che da sempre sperimentano come la sinodalità non esista senza liturgia. Da qui l’invito ad avere a cuore una fede celebrata prima che discussa.

Il cardinale Aguiar Retes: continuità sinodale

Il cardinale Carlos Aguiar Retes, arcivescovo di México, tra i presidenti delegati dell’Assemblea e membro di nomina pontificia, ha ricordato, in spagnolo, il Sinodo del 2012 voluto da Benedetto xvi sulla nuova evangelizzazione, giunto alla conclusione che la trasmissione della fede era “fratturata”: «Le famiglie non erano più capaci di rivolgersi alle nuove generazioni». Per questo il primo Sinodo di Francesco è stato dedicato alle famiglie, che sono fondamentali in tal senso. Ed è importante lavorare con esse per poter arrivare ai giovani, ai quali è stato poi dedicato il successivo Sinodo del 2018 . Parlando della propria esperienza con le nuove generazioni dell’arcidiocesi di Tlalnepantla, dov’era pastore prima di trasferirsi nella capitale del Messico, ha riferito di aver avuto riunioni con giovani di diverse classi sociali, nell’ottica di un dialogo mirante a promuovere l’amicizia oltre i confini di ceto. Perciò va trasmesso l’anelito di fede mediante i giovani che vivono la fede stessa.

Quindi, ha continuato nella sua ricostruzione il cardinale messicano, Papa Francesco lo ha chiamato per il Sinodo dedicato all’Amazzonia. E riflettendo sull’importanza del cambiamento climatico e della salvaguardia del creato ci si è resi conto che era importante poter contare sulla sensibilità ecologica di bambini e giovani. Perciò essi vanno aiutati a capire la Parola di Dio su tali temi. Infine il porporato ha parlato del processo sinodale nell’arcidiocesi di Città del Messico, che avrebbe voluto fare prima della pandemia ma che a causa del covid-19 è stato rimandato con inizio nell’ottobre 2021. Un’esperienza di visita alle realtà locali, con un metodo basato sul consenso, sul dialogo e sull’ascolto reciproco, i cui frutti sono stati messi in comune per rispondere alle esigenze della società; perché — ha concluso — «il percorso della Chiesa è la sinodalità».

Modifiche al Catechismo solo da parte del Papa

Riguardo al fatto che alcune persone Lgbtq+ possano sentirsi ferite dalle parole del Catechismo della Chiesa cattolica che fa riferimento al “disordine” morale, il cardinale Schönborn ha ricordato che lui stesso è stato segretario della redazione dello stesso Catechismo. Esso, ha detto, è opera della Chiesa, promulgato dal Papa. E da allora c’è stata solo una volta una modifica, quando Francesco è intervenuto sulla pena di morte. Se ve ne saranno altre, questo dipende solo dalla decisione del Pontefice. Il porporato ha poi raccomandato sempre di «leggere i testi nel loro insieme». Sono temi, ha aggiunto, che riguardano la Teologia morale, ma il principio è che «c’è un ordine oggettivo e ci sono le persone umane. Queste hanno sempre diritto al rispetto, anche se peccano – cosa che tutti noi facciamo, anche io. Abbiamo il diritto al rispetto. Abbiamo diritto ad essere accettate», come lo sono da Dio.

Infine, sul rapporto tra attualità del magistero e contributo dei teologi e del sensum fidelium è stato ancora il cardinale Schönborn a spiegare che occorre guardare a san Giovanni XXIII e a quello che ha detto all’inizio del Concilio Vaticano ii riguardo all’immutabilità della dottrina e del modo in cui viene presentata. Ci sono, ha aggiunto, grandi sviluppi a livello della comprensione, ma c’è anche l’immutabilità della fede: non si può cambiare la dottrina sulla Trinità, sull’incarnazione o sull’istituzione dell’Eucaristia. Su questo si fonda un credo valido ovunque nel mondo e anche se le culture sono diverse la sostanza della fede non può essere modificata, anche se essa si è sviluppata tantissimo dal tempo degli apostoli.

(Fonte: Vatican News del 19, 20 E 23 ottobre 2023)

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